Ormai pare essere assodata la regola non scritta secondo la quale il successo di un ecosistema mobile dipenda in stretta misura dalla quantità e dalla qualità delle applicazioni disponibili per esso. Ma Canonical pare non crederci…
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È per questo, ad esempio, che iOS continua ad essere apprezzatissimo, mentre Windows Phone stenta ancora a crearsi il suo spazio, nonostante gli ingenti investimenti di Microsoft. Questa regola, però, pare non piacere a Richard Collins, product manager di Canonical, secondo il quale il primo smartphone con Ubuntu, che sarà reso disponibile entro il prossimo anno, sarà fortemente indirizzato verso gli utenti con necessità di base, e come tale sarà in grado di eseguire soltanto il software preinstallato sul device.
Le dichiarazioni di Collins sono state chiarissime: “In termini di strategie iniziali di mercato, la nostra intenzione non è quella di avere uno store pieno di applicazioni da scaricare. Abbiamo un approccio molto ben definito per quanto riguarda quello che per noi sarà il mercato più importante, e in questo gli utenti sono principalmente interessati all’utilizzo di un set definito di core application”.
Al momento del lancio, sugli Smartphone Ubuntu dovrebbero essere presenti 12 applicazioni. Otto di queste sono app “tradizionali”, ovvero un file manager, un calendario, un orologio/sveglia, l’applicazione per le previsioni del tempo, la calcolatrice, il client e-mail, un document viewer e un’app per eseguire il terminale. Altre 4 sono app “social”, ovvero YouTube, Twitter, Facebook e un lettore di feed RSS.
Questo, ovviamente, non vuol dire che in futuro gli smartphone con Ubuntu non possano accedere ad uno store per scaricare nuove applicazioni, ovviamente. Buona parte dei piani a lungo termine di Canonical prevedono di capitalizzare al meglio sia le attuali relazioni con gli sviluppatori, sia il fatto che le applicazioni realizzate per Ubuntu in versione desktop sono relativamente facili da portare su smartphone. Solo che al momento questa non è una priorità per Canonical. Se volete leggervi l’intera intervista realizzata con Richard Collins cliccate qui.

Fonte: Engadget














