LibreOffice abbraccerà anche Android e HTML5 (screenshots)

The Document Foundation (TDF) ha annunciato l’intenzione di realizzare il porting di LibreOffice in versione mobile e cloud. Un porting preliminare su piattaforma iOS ha già mostrato la fattibilità del progetto, mostrando che la suite per ufficio open source può avere un futuro anche lontana dai desktop.


In una presentazione effettuata alla FOSDEM conference, lo sviluppatore SUSE Michael Meeks ha illustrato lo stato attuale del progetto di porting di LibreOffice. La presentazione ha offerto anche alcuni dettagli e indicazioni sulle scelte effettuate per il design.

Ad esempio, lo scopo degli sviluppatori di LibreOffice è quello di massimizzare la quantità di codice riutilizzato tra le varie versioni, cosa che renderebbe il mantenimento del progetto decisamente più semplice rispetto alla riscrittura completa dell’applicazione, soprattutto tenendo conto della complessità e della sofisticatezza di una suite di applicazioni per ufficio. In passato, come citato da Meeks, chi si è cimentato in una tale impresa riscrivendo le applicazioni ha fallito, come capitato a Microsoft con Pyramid e a Corel con Corel Office. Inoltre, riutilizzare la maggior parte del codice significherebbe migliorare l’interoperabilità tra le differenti versioni di LibreOffice.

Da non trascurare il fatto che le ottimizzazioni implementate per garantire una buona velocità d’utilizzo alla versione mobile dell’applicazione si rifletterà positivamente anche sulla versione desktop, da più parti criticata per l’eccessivo tempo impiegato nell’avviarsi a causa del tempo speso per il parsing dei file di configurazione.

Il porting di LibreOffice al momento è ancora in una fase preliminare di sviluppo, ma i prototipi sperimentali realizzati finora dimostrano come il porting sia possibile e la strategia tecnica adottata sia valida. Tor Lillqvist, uno degli sviluppatori di LibreOffice, ha già mostrato l’applicazione in esecuzione sia all’interno di un simulatore di iOS, sia in un ambiente emulato Android. Per quanto riguarda la release Android, questa dimostra solo che il porting è fattibile, ma l’interfaccia, che nella versione “portata” è ancora come quella desktop, è completamente da riprogettare in funzione del touch.

Anche la versione Cloud potrà essere gestita dal medesimo codice LibreOffice. L’applicazione sarà in esecuzione su un server e l’interfaccia utente sarà “disegnata” sul browser dell’utente. Il prototipo di LibreOffice cloud è powered by Broadway, un backend HTML-rendering per Gtk+ widget toolkit. La comunicazione tra frontend e backend è facilitata da WebSockets, che permette la comunicazione in tempo reale. Gli aggiornamenti dello schermo sono inviate come PNG compresse, inviando solo la parte da modificare. Questo permette di tenere una perfetta corrispondenza tra la formattazione e il layout dei documenti ottenuti nella versione desktop e quelli ottenuti utilizzando la versione cloud.

Dulcis in fundo, è possibile hostare personalmente Libre Office, utilizzando la LibreOffice development build con un backend Broadway su Linux, una feature che sarà disponibile entro la prossima settimana, ma che ha bisogno ancora di qualche ottimizzazione per funzionare correttamente. Non sono ancora state implementate le feature necessarie per una gestione multiutente su larga scala di LibreOffice. Secondo Meeks le prestazioni della suite gestita tramite server sono ottimi, al momento, ad esempio, LibreOffice funziona già su ambiente multiutente X11. Si stima che un server con 4 CPU quad-core può gestire potenzialmente tra i 200 e i 300 utenti LibreOffice contemporaneamente attivi.

Adesso tocca solo superare gli scetticismi relativi al come LibreOffice potrà colmare il gap di prestazioni rispetto a OpenOffice.org e a come potrà scalare per lavorare correttamente anche in ambienti mobile.

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